I miei maschietti (6)

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sab 23 novembre 2019
Inviato da: Anonimo111

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I miei maschietti 5

Mi sentivo un po' cattiva avendo io il permesso di scoparmi Luca, mentre lui si scopava solo me, così gli chiesi se volesse fare altrettanto con la mia amica Sonia, che di certo si sarebbe prestata. Marco ovviamente accettò, l'unico problema era che alla mia amichetta interessava molto di più farlo soffrire, piuttosto che chiavarselo, tanto lei possedeva già un amante fisso da qualche settimana ed in più si fotteva il suo ragazzo. Così metteva il mio ragazzo nudo sul divano, sul tavolo da cucina, per terra o persino seduto sul cesso a farsi le seghe, mentre lei lo filmava. Lui smanettava e smanettava sul suo ceppo, duro, gonfio di sangue, spargendo ovunque il suo seme, come un ragazzino arrapato. Sonia naturalmente mi faceva vedere tutti i filmati. Spesso con lui presente, ce li guardavamo mangiando pop corn e deridendo il poveraccio. Fu la mia amica a convicermi che sarebbe stato divertente non scoparmi più per un po' il mio servetto (intanto potevo farmi chi volevo), e costringerlo a farsi delle gran seghe. Così comprammo dei preservativi e diedi il compito a Marco, di riempirne uno al giorno e poi consegnarmelo per il controllo. Per circa due settimane non trombammo più e lui si fece ogni giorno delle seghe portandomi poi le prove. L'inconveniente più grande era che anch'io non scopai per due settimane filate, fino a quando cioè non arrivò il giorno del secondo incontro con Luca. Questa volta sarebbe stato a casa di Marco che tanto Luca non conosceva. La mia voglia di farmi chiavare per bene però, era alle stelle e desideravo più di ogni altra cosa un bel cazzo grosso e succoso da ciucciare e poi infilarlo nella mia fessura, ingorda di uccelli d'ogni razza e tipo. Quel giorno ero d'accordo con Marco che avrebbe dovuto masturbarsi (tanto per cambiare) con in mano le mie mutandine sudate della palestra, mentre io mi facevo la scopata del secolo nel suo appartamento con Luca. Mi impegnai molto quel giorno in palestra con il chiodo fisso del gran cazzo succulente di Luca.

Devo dire che era da un po' di tempo che mi ero accorta di come un istruttore di body building, un ragazzo di colore, di nome Roby, mi guardasse malizioso. Era certamente un bel ragazzo, non molto alto ma con un fisico eccezionale, gli addominali scolpiti nell'ebano e due bicipiti grossi, gonfi e sodi come l'acciaio. Ero inoltre curiosa di scoprire se fossero vere tutte quelle storie sulle dimensioni del sesso dei neri. Dopo la corsa sul tapirulan (si scrive così?) e la lezione di GAG (gambe addominali e glutei) stavo pedalando alla cyclette sudata e stanca più che mai. Avevo un gran fiatone e la faccia tutta rossa per lo sforzo quando mi accorsi che Roby se ne stava tutto assorto a guardarmi. Io ero già eccitata di mio, non scopavo da due settimane e mi piaceva la sensazione di essere desiderata da un così bel ragazzo. Iniziai a scivolare avanti e indietro sul sellino nero. Avanti e indietro, mentre mi mordevo il labbro inferiore e mi tergevo il sudore sul mio viso paonazzo con la manina dalle unghie lunghe e smaltate, fissando Roby. Sulla sella si formava una striscia fradicia di sudore al passaggio della mia fichetta bollente, mentre continuavo a pedalare e a sbuffare per l'affanno. Fintamente assorta nell'esercizio mi spinsi avanti e la mia figa bagnata premette in punta al sellino. Stavo già godendo. Mi alzai ed andai alla macchina per fare gli adduttori (i muscoli dell'interno coscia) passando davanti alla mia vittima. Per chi non lo sapesse questo esercizio consiste nello stringere tra le cosce due braccioli che oppongono resistenza e tendono a tenerti le gambe divaricate. Ci si trova seduti su questa macchina e si allargano e si stringono le gambe ripetutamente. Lo sforzo mi faceva vibrare le cosce e Roby proprio di fronte a me, poteva vedere la chiazza di sudore sul mio pube. Lo vedevo sbavare mentre mi fissava proprio la tra le cosce. Era cotto al punto giusto, mi alzai e mi avvicinai a lui, lo sfiorai senza dirgli nulla e mi diressi verso la saletta magazzino che sapevo essere off-limits per i non addetti. La porta era aperta e vi entrai. L'unico istruttore in quel momento presente era Roby, ed avrebbe dovuto venire lui a farmi uscire. Poco dopo entrò: -Non si può stare qui Vanessa, lo sai. Cosa stai cercando?- Io richiusi la porta alle sue spalle, lo abbracciai e dichiarai: -Stavo proprio cercando te.- Ero un po' emozionata, non avevo mai tradito Marco (o almeno non senza che lui lo sapesse) e mi sentivo una vera troia. Probabilmente il mio ragazzo se ne stava a farsi una sega mentre io, tra poco, avrei assaporato il gran cazzo nero di Roby. Lui mi baciò, ed io iniziai ad accarezzare il suo braccio duro e pompato. Sentivo la sua pelle tirata sui poderosi muscoli. Con l'altra mano scivolai sul suo addome rigido, e poi più in basso gli scostai la tuta e gli slip neri, staccai le mie labbra dalle sue e guardai tra le sue gambe. Un ceppo di sbalorditive dimensioni si stava ergendo a sfiorare la mia mano. Lungo circa venticinque centimetri e largo quasi come la mia caviglia. Un piccolo mammifero che era ormai drizzato all'insù turgido secco e ricco di venature sporgenti che lo rendevano ancora più eccitante ma spaventoso. Lo toccai con le dita appena fredde e lui, caldo come la vita, pulsò contro la pancia. Io sospirai per l'eccitazione e un po' per la paura (era veramente grosso), ma Roby, per niente stupito dal mio stato di sbigottimento, mi passò la sua mano forte sulla figa gocciolante; ebbi quasi un mancamento. Mi alzò da terra gonfiando i suoi muscolosi bicipiti e mi mise seduta su una scrivania, poi si abbassò e calatimi i fuseaux, mi leccò la figa attraverso le mie mutandine impregnate di sudore poi le spostò da parte e accostò il suo naso perfetto alla fichetta accaldata e grondante. Qui si soffermò ed inspirò profondamente l'avvolgente profumo di sesso che trasudava da ogni poro. Si umettò le labbra e poi fece scivolare la sua lingua fin dentro la passera. Io ebbi un brivido che mi attraversò tutta la schiena e giunto alla nuca mi fece alzare la testa al cielo e imprecare di piacere. Si alzò appena prima che mi sopraggiungesse l'orgasmo, si infilò tra me e i miei fouseax arrotolati sulle caviglie ed estratta la sua arma devastantemente spessa la adagiò sul mio pube. Mi accarezzò il viso con entrambe le mani e arretrò di bacino, facendo scivolare il suo tentacolo sui miei peli pubici e giunto nell'intimo della situazione spinse il suo cazzo dentro di me. Vedevo nello specchio sulla parete opposta, il suo culetto ben fatto contrarsi mentre avvertivo il suo prodigioso arnese divaricarmi la vagina strisciandosi sulle pareti madide. Non finiva più di entrare, tanto era lungo e il suo penetrare lento mi fece sentire febbricitante. Godevo come in calore. Mi teneva con le sue mani tra coscie e glutei mentre io mi resi conto più tardi che gli conficcavo le unghie nella schiena. Scopava come un dio greco, con quell'uccellazzo che si strusciava e ungeva le mie mutandine già intrise del mio sudore inguinale, della saliva di Roby, ed ora della sostanza densa della mia farfalla e del sudore del suo cazzo. Il piacere fu supremo ed ebbi il mio agognato orgasmo in pochi istanti. Lui se ne accorse e si eccitò di più, continuando tutto arrapato. Io però una volta venuta, amante (come sapete) del sesso orale non volevo lasciarmi perdere l'occasione di ficcarmi in bocca il tronco. Spinsi le mie manine sul suo petto, lo allontanai e lo feci voltare (in modo da fargli avere lo specchio di fronte). Accucciatami, mi infilai tra le labbra il suo sesso. Era così largo che entrava a fatica. Lo feci giungere lentamente fino alla gola, poi spompinai velocemente. Lo estrassi quasi tutto e mi misi a sucargli la grossa cappella. Appoggiai le mie mani sulle sue natiche e strofinai il viso sul suo uccello duro. Volevo sentire su di me l'odore del suo cazzo, e così inspiravo profondamente. Poi glielo presi in mano e lo portai a contatto con la sua pancia, mi scostai di qualche centimetro e me lo feci cadere pesantemente sulla faccia. Lo ripresi in bocca e continuai a succhiare finchè non schizzò. Non mi aspettavo lo sperma perché ero troppo intenta ad assaporare con ogni mio senso il cazzo nero di Roby. Cercai di bere tutto, ma quando non ce la feci più (ebbi un conato) lui continuò a sbrodolarmi sulla faccia, mentre io gliela strusciavo sul pene che lentamente si ritraeva. Continuai a ciucciarglielo ancora per un po' con la sborra che mi sgocciolava dal mento, poi mi alzai sorridendo e con lui ancora in estasi mi rivestii, pulendomi la faccia con il palmo della mano. -Hai una ragazza Roby?- -Mi sono lasciato da un mese, e tu?- -Io non so più... che ne dici di tenerci in contatto?- Così continuammo a chiacchierare, scoprendo che lui era stato adottato quando era ancora in fasce, ora studiava medicina e più di tutto, era un ragazzo veramente simpaticissimo.