I miei maschietti (3)

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sab 23 novembre 2019
Inviato da: Anonimo111

I miei maschietti 1 | I miei maschietti 2

-Tu vuoi farlo con Claudio? No, no, con lui no!- Non credevo fosse così contrario a farlo con un suo amico, non mi aspettavo quel tipo di risposta da Marco, ma mi ero proprio stufata, ormai io mi ero fatta delle fantasie e non volevo più rinunciarci, così presi in mano la situazione: -E perché no? Sei completamente fuso di cervello! Prima mi dici sì poi no, poi sì, e poi ancora no! Quando dopo mezzo secolo ti decidi e smetti di fare il bambinetto, fai le storie anche su chi deve essere!

Uno vale l'altro, tu non lo devi neanche toccare! E non è che a me faccia poi impazzire il tuo Claudio! Lo conosciamo, sappiamo che non ha strane malattie, che non è un pazzo e sai anche tu che mi viene dietro e farebbe qualsiasi cosa per me. Per di più è un tuo amico, o preferiresti che a scoparsi la tua ragazza sia un perfetto sconosciuto?- -Ma se poi lo dice agli altri che figura ci faccio io?- -Ma stai tranquillo, che non lo dice a nessuno, è nostro amico no? E allora capirà e non dirà nulla, dopo tutto anche lui farà parte della tresca.- Decidemmo che fosse Marco a parlarne a Claudio, anche se sospettai che quel buon a nulla del mio ragazzo, non sarebbe stato in grado di convincere il suo amico a scoparmi.

Scoprii con sorpresa che invece l'appuntamento era stato fissato sabato sera a casa di Marco. Per l'occasione volevo essere bellissima, così mi impegnai particolarmente in palestra quella settimana, andai dal parrucchiere a rifarmi la tinta e dalla manicure dove acquistai anche lo smalto rosso sangue. Mi misi le autoreggenti bianche, il perizoma in tulle, bianco anch'esso e un reggiseno a balconcino. Mi cosparsi tutta di un olio idratante dolce alla frutta. Misi una minigonna nera un po' "svolazzina" e delle scarpe bordeaux con alti tacchi sottili. Indossavo una camicetta rossa con maniche a tre quarti e sopra questa, un maglioncino a collo alto senza maniche. Avevo l'ombretto azzurro sulle palpebre, un mascara voluminizzante sulle ciglia, il mio smalto preso per l'occasione, gli orecchini di perla ed una collana con un ciondolo che mi aveva regalato Marco. Va da sé che ero super depilata e liscia. La prima parte della serata fu un disastro, eravamo tutti e tre imbarazzati e ce ne stavamo in sala a bere una birra senza nemmeno guardarci in faccia. Ad un tratto Marco andò in bagno; decisi che quello era il momento per agire. Mi voltai verso Claudio, mi avvicinai lentamente e lo baciai. Gli infilai la mia lingua in bocca e lui mi abbracciò. Feci scorrere la mia mano sul suo corpo e la inserii nei pantaloni: lui era già pronto! Mi inginocchiai e guardandolo negli occhi con il mio viso all'altezza del suo cavallo, gli sbottonai i pantaloni. Lui mi osservava estasiato. Glielo tirai fuori e lo baciai delicatamente. Rimase sul suo pene l'impronta del mio rossetto -Scusa- lo supplicai. - Ti prego, fallo - piagnucolò lui. Così aprii la mia bocca e ci spinsi dentro il suo cazzo semi eretto. Con una mano gli tenni il pene mentre con la testa andai avanti e indietro. Riapparve Marco che si fermò stupito a pochi metri da noi. Claudio non lo guardò mentre io rimasi qualche secondo con il cazzo in bocca mentre lui ci osservava, poi lo estrassi facendo schioccare la lingua, gemetti e mentre smanettavo su Claudio dissi a Marco: -Cosa aspetti? Fai gli onori di casa, onorami la bocca con il tuo cazzo- Marco si avvicinò si slacciò la patta e mi mise in bocca ciò che c'era da mettere in bocca. Succhiavo a turno e a turno masturbavo mentre loro sospiravano e mi guardavano. L'odore del cazzo era intenso e mi riempiva le narici. Marco doveva essere particolarmente spaventato o imbarazzato, perche non riusciva a raggiungere l'erezione, bisognava fare qualcosa. -Io vado in camera da letto- dissi -Voi vi spogliate e poi venite di là.- Mi alzai e pulendomi le labbra, un poco bagnate della mia saliva che dal pene di uno dei due, era colata fuori della bocca, mi incamminai verso la stanza. Giunta lì mi spogliai in un attimo tenendomi solo i gioielli, gli occhiali le calze e le scarpe (che erano scomode ma sapevo che eccitavano Marco). Sfilandomi le mutandine mi accorsi che erano bagnate. Salii in piedi sul letto e aspettai il mio ragazzo ed il mio amante (che aveva un cazzo veramente grosso). Marco non era gran dotato di centimetri ed in più in quell'occasione non era neanche riuscito a drizzarlo per bene, così probabilmente anche quello servì per farmi notare maggiormente la sproporzione tra i due piselli. Non si fecero certo attendere i due maiali, che saltarono sul letto pronti a prendermi (beh, Marco era un po' meno pronto). Li fermai e dissi: -Decido io oggi e voglio che vi facciate una sega davanti a me.- Mi sedetti e loro in piedi se lo strinsero tra le mani e si diedero da fare per sollazzarmi. Dei due il mio ragazzo faceva un po' pena, perché era troppo nervoso, ma la sofferenza che lui provava vedendo che il giochetto gli stava scappando di mano, mi eccitò più di quanto mi eccitava quel bel pezzo di legno duro e rigato da vene grosse e straripanti tra le mani del suo amico.

La visione era stimolante e mi faceva sorridere il fatto che questi uomini, che nella vita non si facevano certo mettere i piedi in testa da nessuno, ora erano servizievoli ai miei comandi, come docili barboncini.

Adesso volevo scopare, ma solo uno dei due era agibile. Feci sdraiare supino "Marco l'impotente"e mi misi a quattro zampe su di lui. La mia faccia era a circa venti centimetri dalla sua. Non distolsi gli occhi da quelli di Marco e dissi: -Marco, dì al tuo amico di sbattersi la tua ragazza davanti a te.- Claudio si avvicinò eccitatissimo, ma io lo fermai: -Allora Marco, diglielo!- Marco balbettò un po' e il suo pene ebbe appena un sobbalzo -Si, puoi prenderla.- -No! - ordinai -Forse non ci siamo capiti. Devi dire ciò che ti ho detto di dire!- Così il mio servetto si sottomise: -Sì Claudio, sbattiti la mia ragazza davanti a me!- La sua voce era tremante di eccitazione e il suo membro si era già un po' ripreso. Sapevo che così gli sarebbe piaciuto. Claudio mi si mise dietro e ficcò il suo bell'uccello nella mia figa madida. Era un cazzo veramente gigante e nell'entrare mi fece un po' male, così emisi uno strillo. L'amico del mio ragazzo iniziò a scoparmi sbattendo il suo bacino sulle mie chiappe. Ciaff! Ciaff! Ciaff! Si sentiva l'urto, tra il mio corpo ed il suo, schioccare sonoramente in tutta la stanza. Claudio ci sapeva davvero fare, e mi piaceva anche come con una mano mi palpava un seno. Ad ogni suo colpo, io cercavo di trattenere il gemito e ne usciva un suono basso e soffocato. Il rinculo di ogni botta, mi faceva spostare un po' in avanti, ma io avidamente tornavo indietro per ricevere più forte la stangata seguente. Questo mi affaticava un po' e si aggiunse al mio sommesso gemito anche il fiatone. Il ciondolo che portavo al collo dondolava (per via dei colpi di Claudio) strofinandosi sul petto di Marco.

Per un po', troppo presa nell'assaporare la goduria del pene di Claudio strusciarsi sulle pareti della mia vagina, non pensai a Marco. Lui mi guardava in volto e probabilmente era eccitatissimo, perché senza accorgermi stavo lasciando cadere su di lui un po' di bava che mi usciva dalla bocca. Inoltre così come ero posizionata, mi arrivava molto sangue alla testa e vedendomi allo specchio posto alla testata del letto, mi accorsi che ero tutta rossa e con il viso un po' gonfio.

Sulle tempie pulsavano le vene, gli occhi erano socchiusi e da essi gocciolavano a lato, le mie consuete lacrime di piacere che intinte nel mascara sporcavano le mie guance e gocciolavano sulla faccia di Marco. Le mie sopracciglia erano corrugate e la bocca era spalancata come se intenta ad urlare di dolore, ma in realtà emetteva solo quel verso soffuso. Le narici erano spalancate e gli occhiali mezzi storti rischiavano di cadere ad ogni mazzata di quel durissimo cazzo. Un cazzo tra le gambe. Questo è il mio paradiso.

Mi scappò un urletto quando Claudio assestò un bel colpo, spostandosi e strofinandosi particolarmente forte sul lato sinistro della mia figa, poi ritornando in direzione retta andò fino a toccare il fondo. Benché doloroso, fu bello e dopo aver stretto i denti serrando le mascelle come si fa quando si sta alzando un grosso peso, non riuscii a trattenermi dallo sbraitare: -Mi fai godere come in paradiso!- Questo lo urlavo in faccia a Marco. Praticamente mi riaccorsi che esisteva anche lui solo in quel momento. Era rimasto lì fermo a guardarmi mentre il suo amico mi stava chiavando come un ossesso. Presi una mano di Marco e gliela appoggiai sul suo cazzo, così iniziò a farsi una pippa. Gli presi l'altra e gliela portai sul mio clitoride ed iniziò a strofinarmelo. La goduria era immensa. Probabilmente gli sbattevano sulle dita i bei testicoli gonfi di Claudio ma se, se ne era accorto, sembrava non preoccuparsene.

Provai a baciare in bocca il mio ragazzo, ma non era affatto facile con i colpi di cazzo che mi dava il suo amico; così mi limitai a leccargli le labbra. Sentivo in bocca il sapore delle cappelle che avevo leccato prima in sala. La saliva era anche diventata più collosa e sapeva anch'essa di cazzo. Cercai di leccargli le narici per far sentire anche a lui l'odore del sesso del suo amico mischiato con il suo. -Sei un segaiolo- e continuai -Guarda il tuo amico come fa godere la TUA ragazza invece!- Il suo pene era ormai duro ma ripresi: -Lui non è un impotente segaiolo come te, che per far godere la sua ragazza deve farsela scopare da un altro!- Lui ansimò. -Ti piace se ti parlo così?- Forse avevo esagerato, anche per il mio bastardino. Marco però annuendo mi rispose: -Mi fai godere, sei bellissima, è bellissimo vederti scopare!- -Sì, ma dimmi la verità, tu soffri!- -Soffro, soffro, ma godo!- Non dicemmo più nient'altro (non è facile parlare in certe condizioni). Io ero al settimo cielo! Lui soffriva, ma gli piaceva vedermi godere. Cosa chiedere di più: un maschietto che gode per il tuo piacere e si priva del proprio, perché sa che così aumenta ancora di più il tuo godimento.

Gli tolsi la mano dal suo cazzo: doveva venire solamente guardando me, mentre il suo amico mi penetrava tenendomi i fianchi. Avvampai di calore quando capii che se Claudio avesse continuato a muoversi così, sarei venuta io! -Continua così!- le parole mi uscirono strozzate. -Sto per venire, sto per venire!- Gridai a pochi centimetri dal viso di Marco. Entrambi loro, si eccitarono come porcelli. Marco piagnucolava: -Sì, ti prego. Sì, ti prego!- Mentre Claudio sbottò a voce roca: -Vieni Vanessa, devi godere, ti voglio sentire strillare!- Certo non volevo dargli la soddisfazione di vedermi sguagnire come una cagna in calore, anche se mi sarebbe piaciuto farlo per Marco. Sta di fatto che fu uno dei più begli orgasmi che fino ad allora avevo avuto: quell'uccello liscio e duro che mi si muoveva dentro e le dita del mio ragazzo che mi solleticavano il grilletto, quel sapore di cazzo sulle mie labbra e l'odore del sudore dell'amico del mio ragazzo che gocciolava su di me, mentre si dimenava per farmi godere fino all'acme del piacere.

Così venni, di fronte al mio ragazzo servile e sofferente, mentre dentro di me, sul suo letto, il suo amico mi dava un piacere mai provato prima. Devo ammettere che per qualche secondo non so cosa sia successo. Mi ritrovai con la mia faccia schiacciata su quella di Marco e tra le mani alcuni suoi capelli strappati. Guardandogli il pene finalmente turgido, compresi che lo volevo dentro di me. -Scopami tu.- Gli comandai. Mi misi a "smorza" su di lui e feci spostare Claudio davanti alla mia bocca (per fare questo, si era messo in piedi e tra le sue gambe divaricate c'era Marco sdraiato). Così messo Marco poteva vedermi (forse appena nascosta dalle palle di Claudio) mentre facevo un pompino al suo amico.

Purtroppo non feci in tempo a farmi penetrare dall'erezione di Marco, perché lui schizzò prima. Era bastato strusciargli la cappella un paio di volte sulle mie grandi labbra, gonfiate dal sesso sfrenato, che il segaiolo non ce l'aveva fatta più.

Lo guardai con disprezzo mentre ansimante spermava. Non lo toccai più, e lui fu costretto a finire l'opera facendosi un raspone. L'odore dello sperma mi eccitò, così presi a succhiare affamata il cazzo di Claudio.

Ciucciavo, pompavo ed aspiravo tanto che si sentiva il rumore che fanno i vecchi mentre bevono il brodo. L'affare di Claudio sapeva anche un po' della mia prugnetta, ed era intriso di una sostanza collosa.

Presi per i capelli Marco che in tanto mi stava leccando un capezzolo e gli feci capire che il suo posto era lì, a guardarmi mentre il cazzo del suo compare mi riempiva la bocca.

Mi voltai per baciarlo, ma una stringa di saliva mista alla sostanza collosa sul coso di Claudio, rimase tesa tra la mia bocca e la punta dell'uccello. Estroflessi la lingua e la pulii da quella cosa leccando le labbra di Marco. Questi mi prese e baciò profondamente la sua ragazza alla fragranza: " Cazzo di un altro".

Rimisi Il fantoccio del mio ragazzo a succhiarmi i capezzoli, mentre io leccavo le palle di Claudio e lo guardavo in viso. Capivo che Claudio stava per venire ma non so se, se ne era accorto Marco che guardava solo me e la mia bocca attorno a quel manico. Finalmente eiaculò e in parte il suo sperma denso mi sgorgò in gola, filamentoso. Era talmente appiccicoso che per un momento pensai di essere soffocata, così mi ritirai indietro tossendo, continuando a masturbarlo con la mano. La sborra schizzo ancora, e mi colpì sullo zigomo prendendo in parte anche gli occhiali e un ultimo spruzzo cadde sulla faccia di Marco. Il resto dello sperma colava ora fuori dal pene di Claudio come si vede uscire la lava da un vulcano. Per un po' glielo leccai, poi scendendo lungo la canna gli passai la lingua sui testicoli induriti, così lui dovette far uscire tutto il seme che ancora aveva in sé pompandolo fuori con la sua mano che andava su e giù lentamente sul suo pisello.

Ero soddisfatta e felice e volevo far capire al mio ragazzo che lo amavo più che mai ora, così distolsi le mie attenzioni da quell'uccello ormai moscio e baciai Marco in bocca, quando avevo ancora la sborra calda che mi impastava il cavo orale e un rivolo del secondo schizzo di Claudio colava lungo la mia faccia.

-Ora puoi andare!- dichiarai a Claudio senza guardarlo, -Non abbiamo più bisogno per oggi, grazie.- Claudio sembrava un po' sorpreso, ma a me non importava niente di lui, ora che il suo cazzo era moscio e ci sarebbe voluto un bel po' prima che si fosse ripreso.

Dovevamo escogitare di farlo con uno schiavetto in più, pronto ad entrare quando Claudio avesse finito. Marco me lo sarei tenuto lì, giusto perché se no non sarebbe stato ugualmente bello senza. Lo avrei sempre potuto mettere a leccare la figa o avrei potuto baciarlo mentre un altro mi chiavava.

Claudio se ne andò un po' sconcertato ma infondo felice. Mi venne voglia di farmi baciare la farfallina e così Marco ormai assolutamente un servo della gleba si mise all'opera, mentre aspettavo che fosse ridivenuto pronto. Ora il mio stupido ragazzo, cornuto e cosciente di esserlo mi stava coccolando, perché temeva che io volessi lasciarlo per quell'altra mammoletta del suo amico. Che bell'amico! Gli aveva scopazzato la ragazza senza ritegno, gli aveva infilato fino in gola il suo cazzone sudato e gli aveva spruzzato in bocca la sua sborra, bianca e cremosa. Marco aveva visto tutto e nel mentre si era sparato un raspone da paura.

Sapeva passarmi la lingua tra le gambe, come nessun'altro però! Lui leccava e succhiava, probabilmente sentendo anche l'odore del cazzo del suo amico, infilava anche le sue dita nell'ano e di tanto in tanto mi leccava anche quello. Lo guardai e lo vedevo impegnarsi a leccare, voleva farmi godere. Il sesso orale continuò finchè non venni un'altra volta. Ormai ero straziata e non ce l'avrei fatta a scoparmelo, così gli ordinai: -Fatti una sega ora!- -Ma io voglio fare l'amore!- Sorrisi e guardandolo con superiorità ripresi: -Masturbati, che dopo che il tuo amico mi ha scopata sono vermente distrutta, ma mi divertirei vederti mentre sborri.- Lui si prese in mano il cazzo ed iniziò a masturbarsi inginocchiato di fronte a me. Allungai la gamba e incominciai a strofinargli il piede (libero della scarpa ma non delle calze) sul suo aggeggio duro, così lui lasciò fare a me. Marco era sempre inginocchiato e mi guardava, mentre io con aria di sufficienza gli facevo una sega con il piede. -Cazzo se ci dava dentro il tuo amico!- Gli raccontai tanto per farlo venire prima -Mi scopava come un ossesso, ho goduto come non mai. Tu non mi hai mai fatto strillare così. - Non passò molto tempo e Marco fece il primo schizzo, tolsi subito il piede, così lui si prese in mano il suo cosetto per continuare. -Non toccarti!- decretai. Lui tolse la mano e sofferente continuò ad eiaculare mentre io ridevo e senza neppure guardarlo più, aggiunsi: -Segaiolo!-

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