I miei maschietti (1)

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sab 23 novembre 2019
Inviato da: Anonimo111

Il mio nome è Vanessa e mi rendo conto che benché a me piaccia, sia un nome un po' da troia e visto l' argomento, potrebbe sembrare un nome falso, inventato per dare più enfasi al racconto. In realtà questo è il mio vero nome e tutta la storia non è altro che la pura verità. Mi limiterò a non menzionare il mio cognome e a variare il nome degli altri personaggi.

Ho ventidue anni e frequento l'università a Milano. Sono bionda (finta, ma i maschietti non fanno molta differenza), porto attualmente i miei capelli lisci appena sopra le spalle, purtroppo non ho gli occhi azzurri (sono marrone molto scuro), ho gli occhiali e non ho delle grosse tette (seconda scarsa), tuttavia ho un culo che nella palestra dove mi alleno molti giudicano invidiabile. Effettivamente è bello sodo e tondo. Non sono per niente grassa e credo di avere tutto sommato un bel corpo e un bellissimo viso.

In modo particolare vado fiera del mio viso, in quanto da lui è nata la scintilla che ha fatto nascere l'intera storia. Il mio ragazzo, diceva sempre che preferiva scoparmi con la luce accesa perché godeva al solo guardarmi. Diceva che quando mi vedeva sguagnire con la faccia sofferente, le vene pulsanti sulle mie tempie e le lacrime di goduria che scivolando giù fanno colare il mascara, doveva togliere lo sguardo, altrimenti sarebbe venuto. Proprio così disse quella notte di novembre: -Cazzo Vany, verrei solo a guardarti- Quella volta era uno di quei cinque giorni, così stavo spompinando il mio Marco.

A questo punto dovrei spiegare che a me piace un sacco prendere in bocca dei bei cazzi duri. Vi dirò di più, è vero che il cazzo bello turgido è un piacere da vedere e da succhiare, ma la soddisfazione è di gran lunga maggiore se, quando con la lingua inizio ad accarezzarlo, l'uccello è ancora a riposo e si alza piano piano a scatti mentre lo lecco tutto, passandolo lentamente dalle palle fino in punta. Solo quando, dritto dritto spasimante vibra, lo prendo in bocca e lì inizio a succhiare con immenso piacere. Mi ricordo ancora le volte in cui lo succhiavo ad un mio ex, Luca.

Dovete sapere che a Luca piaceva andare a correre, e lui stesso mi aveva insegnato come il pisello, dopo aver corso per un ora nel parco in inverno, diventasse estremamente piccolo e gelido. Spesso lo invitavo a casa mia e quando lui, tornava stanco, infangato e sudato, gli facevo istantaneamente tirare fuori il "coso" e glielo prendevo in bocca. Tenevo sulla lingua quel ghiacciolino e lo succhiavo come si può succhiare un calippo. Presto il suo cazzo si ingigantiva e liberava l'odore acre del sudore; a quel punto non capivo più nulla ed iniziavo a spompinare finchè non mi veniva in bocca. A molte donne non piace un gran che l'odore del pene. Trovo personalmente che quell'odore così forte, quel sapore dal retrogusto di pesce difficile da mandare via, sia in realtà inebriante. Spesso è eccitante anche il solo annusare tra i coglioni.

Tornando a quella sera con Marco, mi venne voglia di constatare se effettivamente fosse venuto, anche solo guardandomi, come lui sosteneva. Diedi un'ultima leccata alla cappella bella rossa, dopo di che guardandolo negli occhi gli dissi: -Staremo a vedere- Senza toglierelo sguardo dal viso (solo di rado, per guardargli il cazzo), iniziai a fargli una sega. So che agli uomini piacciono le unghie lunghe e rosso fuoco, ma io quella volta le avevo azzurre pastello e devo dire che era comunque un bello spettacolo vederle andare su e giù su quell'uccello così pieno di sangue che temevo scoppiasse. Mentre andavo su e giù lentamente sul suo membro, gli presi una sua mano e me la portai alla bocca. Iniziai a leccargli due dita che lui teneva tese. Usavo le sue dita immaginandomi un grosso cazzone da succhiare e leccare tutto. Cercai di fare più rumore possibile mentre ciucciavo ed emettevo dei versolini di piacere. Ruotavo la lingua attorno a quelle dita rigide, poi mi discostavo e lasciavo che un filo di saliva si formasse fra la mia lingua e la sua mano. Tutto questo mentre continuavo a guardarlo e cercavo di fargli vedere come godevo. Lui continuava a fissarmi con la bocca semiaperta che ogni tanto si muoveva per articolare un "sì" sognante. Gli presi l'altra sua mano e gliela portai sul cazzo. Lui iniziò subito a smanettarsi con goduria. Doveva venire, però, guardandomi e non facendosi una sega (anche se è piacevole a volte guardare i maschietti che si masturbano di fronte a me). Gli scostai la mano che aveva sul cazzo, mentre l'altra gliela stavo ancora succhiando e intanto accarezzando con le mie dita. Gli presi io in mano l'uccello ma non lo masturbai, lo tenevo solo fermo. Marco iniziò a muovere il bacino mentre io gli spompinavo le dita e con la testa andavo su e giù come fosse un vero e proprio bocchino coi fiocchi. Era patetico poverino, vederlo che si muoveva come un animale in calore, avevo su di lui ogni controllo. Seguii con il mio polso il suo movimento pelvico in modo tale che, di fatto, la mia mano non strofinasse più contro il suo sesso. Poco dopo si fermo persino di muoversi, così gli tolsi la mano dall'uccello e mi concentrai sul surrogato di cazzo che erano le sue dita mentre mi palpavo le tette. Presto anche l'avanbraccio divenne parte integrante di questo fac-simile di uccello e con tutte e due le mie mani feci su questo una simil-sega.

La bestiolina mi guardava inebetita ed io godevo nel sentirmi superiore. Lui riprese a muoversi su e giù con il bacino ma il suo pisello gonfio e pulsante non strusciava contro nulla. Capii che benché godesse, probabilmente gli avrei rovinato l'orgasmo se non gli avessi più toccato il ciddone, ma era torppo divertente vederlo sognare, un po' sofferente, che le mie labbra stessero attorno al suo pendolo e non sulle sue dita. Così decisi di non sfiorarglielo nemmeno e quando lui cercava di avvicinarsi io lo allontanavo mugugnando. Presto ansimò sommessamente e sborrò. Lo schizzo del seme bianco era stato lungo e mi aveva colpito su una guancia. Era venuto solo a guardarmi! Una sensazione maledettamente piacevole. Quando lo sperma caldo toccò la mia faccia sentii subito il forte odore che una mia amica chiamava "puzzo di colla di merluzzo". Quella fu la prima cosa che pensai quella volta, quando venne Marco: il mio "cane da compagnia".

Quella sera era scattato qualcosa tra noi due, qualcosa che cambiò il resto del nostro rapporto.

I miei maschietti 2